Via D’Amelio, Palermo … 20 anni dopo

Ieri è trascorso il ventesimo anniversario della strage in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino e con lui gli uomini della sua scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Non è, purtroppo, ancora il momento di celebrazioni perché la verità, quella vera, non è ancora stata rivelata.

L’Italia (una parte almeno), in qualche modo, sembra aver dimenticato i suoi eroi e cerca di seppellire il più possibile il ricordo di quegli anni per non correre il rischio di disvelare realtà che forse ci farebbero vergognare di essere concittadini di uomini come quelli appena ricordati.

In questo momento mi piace ricordare l’uomo Paolo piuttosto che il magistrato. L’uomo che con la sua “fede”, appena comprende che la morte è dietro l’angolo ad attenderlo, non vuole farsi trovare impreparato e ordina al suo “confessore” di raggiungerlo in ufficio per confessarlo e comunicarlo preparandolo così al momento del distacco.

Lo ricordo attraverso uno spezzone della trasmissione “Quello che (non) ho” in cui Fabio Fazio e Roberto Saviano ricordano Falcone e Borsellino.

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