Novità sull’immagine della Sindone

Miniatura del Codice Pray (1192 - 1195) conservato alla Biblioteca Nazionale di Budapest.

Secondo un articolo scientifico pubblicato sulla rivista americana «Journal of Imaging Science and Technology», si afferma che l’immagine sindonica è frutto di una potente radiazione.

L’autore della ricerca, il prof. Giulio Fanti (docente di Misure meccaniche e termiche al Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova) afferma che i test effettuati nel suo laboratorio con “tensioni elettriche dell’ordine di circa 500.000 volt” hanno permesso di riprodurre immagini simil-sindoniche dell’ordine, però di pochi centimetri di lunghezza.

Lo studioso, nel suo articolo, analizza diversi tenttivi di ricostruzione dell’immagine, effettuate negli ultimi anni, giungendo alla conclusione che nessuna delle copie fabbricate offre caratteristiche simili a quelle dell’originale telo sindonico.

I risultati conlcusivi dell’analisi scientifica dimostrano che la creazione dell’immagine può essere frutto di una sorgente di radiazioni. Peccato che per ottenere una figura così grande come quella del telo della sindone, sarebbero necessarie tensioni fino a decine di milioni di volt. Oppure, conclude l’autore, uscendo dal campo scientifico, un fenomeno legato alla risurrezione.

 

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Un commento su “Novità sull’immagine della Sindone

  1. Esiste un libello molto interessante e di rara bellezza, il cui aspetto è gradevole sin dalla forma piccola e manegevole. Edito dalla Sellerio, nella collana “Il divano” (2006), “Le fiamme di Toledo” di Giulio Angioni. Un antropologo sardo. Per fortuna oggi più scrittore che antropologo.
    Pagine intense che raccontano della Grazia e del suo mirabile potere in modo luminoso, evanescente e al tempo tormentato. Chi parla è un condannato a morte dall’Inquisizione, il magistrato Sigismondo Arquer, arso vivo nel 1571, proprio a Toledo. Una vera Imitatio Christi all’insegna di un Amore incondizionato. Lascio a lui le parole:

    Una vita piena di cose che nessuno vuole, non promette di certo che l’orrore. Eppure vogliamo la bellezza, anche in questo momento, anche in punto di morte. […]
    Non ho dubbi che il dubbio ci salva più della paura. […] Dovunque fuggi, a te stesso non sfuggi. […] Solo la morte ci fa reali e veri… e la paura di ogni vela all’orizzonte.
    Lo so che la giustizia divina non è quella umana,… che quella della grazia è la legge più potente. E Allora la salvezza, la grazia, che cos’è, se non uno stato d’animo, una cosa così, che arriva quando meno te lo aspetti, un’armonia interiore e con il mondo circostante. […]
    La coscienza di quest’armonia è la salvezza, la grazia. E se l’armonia, l’agio di stare in vita è quel che è e lo sentiamo a prescindere dal merito, così solo per caso, è agio e armonia a prescindere da quel che siamo e abbiamo in beni terreni, intelligenza, forza, amore, bellezza, libertà. […]
    Non sono mai stato più povero e più semplice di oggi. La morte è la più grande semplificatrice. Dunque mi basta poco per salvarmi… Mi ha preso un dolore, come un dolore antico, dimenticato a lungo…
    Non credo che qualcuno ci abbia mai inseganto un po’ a morire. Se messo alle strette, allora sì che con la morte devi intrattenere certe intimità.
    […] Adesso no, non ho paura… Li sto aspettando,… dentro mi cresce questa voglia impaurita di cadere… mi rivedo e so, eccolo, il primo, il mio primo ricordo…:io che sono in alto e in braccio a mamma, e c’è babbo vicino, ho in testa un fiocchetto turchino, tra donne in profuno di menta, rosmarino e basilico, appena dopo che è piovuto. Siamo… al balcone: … guarda Gismòn, guarda che bello il gran falò di San Giovanni, guarda, guarda giù che bello! E io guardo e vedo lì sotto di me lo spavento mozzafiato del fuoco che sale come a prendermi… E’ mamma che mi tiene. Guardo e non temo più, guardo ancora giù dove i ragazzi allegri saltano le fiamme, ci passano in mezzo… e vanno salvi acorrere dall’altra parte… Voglio mamma, voglio saltare anch’io le fiamme allegre ballerine colorate!… Voglio perché non mi capite, voglio, cercate di capirmi, e sollevo le gambe sgambettando, spingo puntando i pugni al petto di mia madre, voglio saltare anch’io al di là del fuoco, … volare oltre le fiamme e il fumo e la paura che tolgono il fiato che poi torna per strillare di gioia a voce piena giù dall’altra parte dietro il varco aperto tra le fiamme.

    La sindone è prima di ogni cosa l’immagine prima della Luce: il corpo di un uomo è stato inciso sul tessuto da Luce, perché di Luce era nutrito e lo sarà sempre. E persino nell’ora più oscura della vita, ci da quel senso di speranza che già ci fa salvi. Non importa se è vero o falso: ogni simbolo ha la sua carne, ogni sogno una realtà, dolce ricorda Milosz e noi come Leonardo, vediamo anche nelle tenebre, grandissimi splendori.

    A te Vincenzo, rara persona sfiorata dalla Grazia, qui, in questa Terra agonizzante
    G.M.

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