La città cosmopolita e… un cantastorie iracheno

logo città cosmopolitaSi è svolto dal 21 al 24 settembre, a Palermo, il secondo convegno su “Città cosmopolita“. Un momento di incontro, dibattito e studio sul futuro delle nostre città nel confronto di culture diverse.

Non mi soffermo a parlare dei temi dell’evento perché, chi lo vorrà, potrà rivedere interamente il convegno, tra qualche giorno, grazie alla WEBTV della casa editrice Palumbo (tra i promotori principali del convegno).

Questo spazio lo voglio dedicare ad un cantastorie iracheno che ogni sera ha introdotto le “notti alla tonnara” narrandoci delle sue storie senza luogo. Momento altissimo di spettacolo e riflessione, sugli avvenimenti che stanno cambiando la nostra storia, visti con gli occhi dei più deboli: i pazzi e i martiri di tutte le guerre.

Yousif Latif Jaralla è un narratore che viene dall’Iraq ma che vive in Italia dal 1980. Il suo modo di fare spettacolo è fortemente legato alle radici della sua terra e della sua religione. Ma, per descriverlo meglio, preferisco utilizzare le parole che ha scritto per lui Eugenia Mazza, La formazione umana e culturale di Yousif e’ influenzata da una propensione innata al racconto rituale e mistico, le cui radici affondano all’origine materna beduina e al successivo contatto con gli insegnamenti delle scuole mistiche dei Sufi.”

Il suo stile di narrare, quasi ipnotico, accompagnato solo dal suono di un tamburo, accompagna lo spettatore in un viaggio verso terre lontane che profumano d’oriente ma che raccontano di dolorose realtà a noi non troppo lontane.

Jaralla, dopo il successo ottenuto nella scorsa edizione della “città cosmopolita”, si è qui riproposto raccontando microstorie di persone, inserite, loro malgrado, in una storia più grande quale la guerra in Iraq.

Nel tentativo di restituire dignità e memoria a persone scaraventate nel gorgo della guerra, non racconta di grandi battaglie e di spettacolari conquiste, quanto piuttosto il dolore quotidiano di esseri umani divenuti ormai, per noi occidentali, solo un numero nella statistica quotidiana dell’orrore.

Grazie Yousif! Grazie anche perché, armato solo della tua espressività e dell’inseparabile tamburo, dai voce a quanti l’hanno ormai perduta, riuscendo, però, a farla risuonare fortemente nelle nostre coscienze.

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